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La Villa Barbaro a Maser (1554) vicino ad Asolo
All’inizio degli anni ’50, la realizzazione della villa
per i fratelli Barbaro a Maser costituisce per Palladio un punto
di arrivo importante nella definizione della nuova tipologia di
edificio di campagna. Per la prima volta infatti (anche se la soluzione
ha precedenti in ville quattrocentesche) la casa dominicale e le
barchesse sono allineate in un’unità architettonica
compatta. A Maser ciò probabilmente è da collegarsi
alla particolare localizzazione della villa sulle pendici di un
colle: la disposizione in linea garantiva una migliore visibilità
dalla strada sottostante, e del resto l’orografia del terreno
avrebbe imposto costosi terrazzamenti a barchesse disposte secondo
l’andamento del declivio.
Se è vero che per molti versi la villa mostra marcate differenze
rispetto alle altre realizzazioni palladiane, ciò è
senza dubbio frutto dell’interazione fra l’architetto
e una committenza d’eccezione. Daniele Barbaro è un
uomo raffinato, profondo studioso d’architettura antica e
mentore di Palladio dopo la morte di Trissino nel 1550: sono insieme
a Roma nel 1554 per completare la preparazione della prima traduzione
ed edizione critica del trattato di Vitruvio, curata da Barbaro
e illustrata da Palladio, che vedrà le stampe a Venezia nel
1556.
Marcantonio Barbaro, energico politico e amministratore, ha un ruolo
chiave in molte scelte architettoniche della Repubblica e col fratello
Daniele è instancabile promotore dell’inserimento di
Palladio nell’ambiente veneziano. Intendente d’architettura
egli stesso, riceve un esplicito omaggio da Palladio nei Quattro
Libri per l’ideazione di una scala ovata.
Nella costruzione della villa Palladio interviene con abilità,
riuscendo a trasformare una casa preesistente agganciandola alle
barchesse rettilinee e scavando sulla parete del colle un ninfeo
con una peschiera dalla quale, grazie a un sofisticato sistema idraulico,
l’acqua viene trasportata negli ambienti di servizio e quindi
raggiunge giardini e brolo. Nella didascalia della pagina dei Quattro
Libri che riguarda la villa, Palladio mette in evidenza proprio
questo exploit tecnologico che si richiama all’idraulica romana
antica. È evidente che, piuttosto che le venete ville-fattoria,
il modello di villa Barbaro sono le grandi residenze romane, come
villa Giulia o quella che Pirro Ligorio realizzava a Tivoli per
il cardinale Ippolito d’Este (al quale per altro Barbaro dedica
il Vitruvio).
All’interno della villa Paolo Veronese realizza quello che
è considerato uno dei più straordinari cicli di affreschi
del Cinquecento veneto. La forza e la qualità dello spazio
illusionistico che si sovrappone a quello palladiano hanno fatto
pensare a una sorta di conflitto fra pittore e architetto, tanto
più che Veronese non viene citato nella didascalia della
tavola dei Quattro Libri dedicata alla villa. Del resto, evidentemente
influenzato (e probabilmente intimorito) dal gusto e dalla personalità
dei Barbaro, è molto probabile che Palladio si sia ritagliato
per sé un ruolo tecnico e di coordinamento generale, lasciando
ai committenti — se non, secondo alcuni, allo stesso Veronese
— largo spazio per l’invenzione: lo prova il fantasioso
disegno della facciata che difficilmente può essergli attribuito.
Orario Estivo: Martedì, Sabato,
Domenica e festivi 15-18.
Orario Invernale: Sabato, Domenica e
festivi 14.30-17.
Distanza da Agriturismo Sant'Andrea:
500m. Vedi
Mappa.
Fonte testo e foto: www.cisapalladio.org
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